Caro collega, immagina che a scriverti sia uno che l'angolo dell'usato ce l'ha da un anno.
Un anno fa ero dove sei tu adesso. Le clienti di sempre entravano meno, e quando entravano aspettavano i saldi. Io anticipavo gli sconti, e ogni sconto diceva alla cliente che il prezzo pieno era sbagliato. Intanto a casa loro gli armadi erano pieni dei capi che avevano comprato da me, portati due stagioni e mai più messi. Quel valore fermo negli armadi era il mio, e non ci arrivavo.
Oggi quei capi tornano in negozio. La cliente me li porta, io li vendo per lei, e quello che ricava diventa un buono da spendere da me. Lei torna, e quando torna compra il nuovo. L'usato non è diventato il mio mestiere: è la scusa per cui le clienti tornano. Ti racconto come funziona, con i gesti, i conti e le cose che mi tenevano sveglio.
Perché il buono funziona, e perché il capo comprato da me vale di più
Il cuore è una regola che dico a ogni cliente al momento del deposito: se il capo l'aveva comprato da me, le spetta il 90% del prezzo di vendita concordato al deposito. Se viene da un altro negozio, il 70%. Sempre in buono, da spendere solo qui. È il motivo per cui una cliente compra il nuovo a prezzo pieno: quello che compra da me non perde tutto il valore. Nessun altro negozio glielo dice. Il 90 e il 70 sono le quote che Riveste consiglia: le ho tenute, ma le decido io, per il negozio e anche cliente per cliente, e le cambio quando voglio. Alla cliente non parlo mai di percentuali: al deposito concordiamo quanto riceve lei, e quella cifra non cambia più. Il cartellino, Riveste lo calcola da lì.
I contanti? Decido io se darli. Io li do, con una quota più bassa (il 70% se comprato qui, il 40% se viene da fuori), e la cliente sceglie capo per capo. Quasi tutte scelgono il buono: lo vedono scritto sulla ricevuta, e conviene a loro. Un collega che conosco dà solo il buono, e Riveste glielo scrive così su tutti i fogli.
I gesti: sono quattro, e li fa la commessa
La cliente appoggia il cappotto sul banco. La commessa lo fotografa col suo cellulare, iPhone o Android: non ha installato niente, ha inquadrato una volta un codice sullo schermo del PC e da allora la pagina di Riveste si apre da sola. La foto arriva sul PC. Io dico quanto vuole ricavare la cliente, e Riveste calcola il cartellino da solo. Stampo l'etichetta con la foto e il codice, sulla stampante a colori che avevo già. Alla cassa, quando il cappotto si vende, la commessa legge il codice col cellulare e Riveste fa il resto: segna il venduto, accredita il buono alla cliente, le manda un SMS. Poi batto il prezzo sul mio registratore, come sempre, sul reparto dell'usato.
La ricevuta alla cliente via email, l'SMS quando il capo si vende, il buono, i conti di chi deve avere cosa, il promemoria a chi non è passata a ritirare, il registro per il commercialista: tutto questo non lo faccio io. Lo fa il programma.
I conti, su un capo solo
Marta porta un cappotto e vuole ricavarne 70 euro. Riveste calcola il cartellino: 100 euro. Tre settimane dopo il cappotto si vende. Incasso 100. Marta riceve l'SMS: ha 70 euro da spendere da me. Torna, sceglie un vestito da 180: paga 70 col buono e 110 in contanti.
- Margine sul cappotto, che non ho mai comprato né pagato in anticipo30 €
- I 70 del buono li ha pagati chi ha comprato il cappotto: erano dentro i 1000 €
- Il vestito da 180, venduto a prezzo pieno, senza sconto180 €
- Visite di Marta: due, e la seconda in un giorno scelto dall'SMS, non dai saldi2
L'obiezione giusta me la sono fatta anch'io: "Marta il vestito l'avrebbe comprato comunque." Forse. Ma l'ha comprato prima, senza sconto, e io ci ho messo sopra 30 euro di margine su un cappotto che non era mio. Con uno sconto del 20% avrei perso 36 euro su ogni Marta, anche su quelle che sarebbero venute lo stesso. È un esempio su un capo, non una promessa: nel tuo negozio i numeri li fanno le tue clienti.
Non sono un esperto di usato, e non serve esserlo
Quando il cappotto è sul banco, Riveste mi dice a quanto vengono chiesti capi come quello sul mercato dell'usato: una forbice, da tanto a tanto, con gli annunci da guardare. Dalla foto l'intelligenza artificiale mi propone tipo di capo, condizione e stagione, e io confermo o correggo. Sul capo dubbio chiedo un parere imparziale sullo stato, che posso anche stampare: così il "no" alla cliente affezionata non lo dico io, lo dice un foglio. La decisione resta sempre mia, e accetto solo quello che vuole la mia clientela. Non è un mercatino: è il mio negozio con un angolo in più.
Farlo sapere alle clienti: il marketing era già pronto
La mia paura era "e adesso come lo dico?". Dentro Riveste c'è il piano marketing: cartello per la vetrina, pieghevole, bigliettini per i sacchetti, i messaggi per WhatsApp, email e Instagram, già compilati col nome del mio negozio e con le mie regole sul pagamento. Li ho stampati il primo giorno.
Intanto, senza che facessi niente, il programma costruiva l'archivio delle mie clienti: nome, cellulare verificato, email, compleanno, e a ognuna chiede se vuole ricevere le novità. Oggi faccio gli auguri, annuncio i saldi e i nuovi arrivi solo a chi ha detto sì. E quando non so cosa cambiare, "Cosa mi conviene fare" legge i numeri del mio angolo e mi dice una cosa alla volta.
Installarlo e usarlo: non ho cambiato niente
L'ho installato da solo, un sabato pomeriggio, con la guida passo per passo che trovi su riveste.shop alla voce "Lavora con noi". Se non ti va di farlo, lo monta il tecnico che ti ha venduto il PC: la guida è scritta anche per lui. Serve il PC Windows che hai già, la stampante a colori che hai già, il cellulare che la commessa ha in tasca, e la connessione a internet: senza rete Riveste si ferma e te lo dice, non lavora a metà.
La mia cassa, il mio registratore e il mio gestionale sono rimasti dove erano. Riveste sta accanto e si occupa solo dell'angolo dell'usato. Si aggiorna da solo quando lo riapro.
Le cose che mi tenevano sveglio
Le commesse. Ogni azione che muove soldi porta il nome di chi l'ha fatta, perché per farla bisogna inquadrare un codice col proprio cellulare. I contanti a una cliente escono solo con un codice che arriva sul suo cellulare. Le eccezioni le posso concedere io, ma restano scritte e contate. Il registro non si può ritoccare senza che si veda.
I soldi delle clienti. Sono debiti veri. Riveste li tiene a memoria per me: chi deve avere cosa, da quanto aspetta, e "Chi non è passato a ritirare" mi elenca a chi mandare un promemoria.
La cliente che dice "il prezzo era un altro". Il prezzo concordato sta sulla sua ricevuta, e io non posso cambiarlo da solo: se voglio proporle un prezzo diverso, le arriva un'email con due pulsanti, e vale solo il suo sì.
Il capo che sparisce. È successo una volta. L'ho rimborsato per intero, nel modo che la cliente aveva scelto, e il programma ha fatto il conto e il foglio.
I miei dati. Stanno sul mio PC, cifrati. Sul server di Riveste non c'è un nome, un prezzo, un capo. Il backup va nella cartella del cloud che ho scelto io, e se un giorno smetto porto via tutto in file che si aprono con Excel.
Il commercialista
Era la mia obiezione più grossa, e si è sciolta in una telefonata. L'usato si vende nel regime del margine: l'IVA la pago sul mio guadagno, non sul prezzo del capo. Riveste tiene il registro delle vendite in conto vendita e me lo fa uscire pronto. Al commercialista ho mandato la pagina scritta per lui, riveste.shop/commercialista, e lui ha confermato. E l'angolo non l'ho mai visto vuoto: ci ho messo subito le rimanenze delle mie collezioni passate, con la stessa etichetta e il prezzo che ho deciso io. Per le clienti è un'occasione in più nello stesso posto; Riveste le tiene separate dall'usato, il foglio che stampa alla vendita dice alla cassa su quale reparto batterle, con la loro IVA normale, e nei conti le vedo a parte. Non ho mai scritto "saldi" da nessuna parte: Riveste non lo scrive, e io nemmeno. Questa lettera non è consulenza fiscale: la conferma è del tuo commercialista, come è stata del mio.
Quanto costa, detto tutto
I primi 30 giorni non si paga niente, senza carta di credito: qualche cliente che conosci bene, qualche capo vero, con dentro i crediti e gli SMS per provare davvero. Poi 20 euro al mese, IVA esclusa: il programma, il piano marketing, l'assistenza. I crediti li compri a parte, quando ti servono, e non scadono: ogni capo costa dal 2 al 3% del suo prezzo, solo quando lo carichi, e ogni SMS o richiesta all'intelligenza artificiale pochi centesimi. Si paga al carico, non alla vendita: per questo carichi solo quello che venderai. Se lavori tutto l'anno, 6 o 12 mesi costano meno. I fogli adesivi per le etichette li compri dove vuoi.
A 90 giorni dall'installazione Riveste mi ha mostrato "Previsto e accaduto": quante clienti, quanti capi venduti, quante hanno scelto il buono, quanti buoni si sono spesi da me. L'ho letto, e ho deciso.
Nel tuo negozio funziona?
Non lo so, e non te lo prometto. Dipende dalle tue clienti, dai capi che porteranno, da quante torneranno a spendere il buono. Per questo non ti chiedo di crederci: ti chiedo di provarlo per trenta giorni con tre clienti che conosci bene. Il primo cappotto è in vendita la settimana dopo.
Un collega,
immaginato da Riveste.
Preferisci scrivere? info@riveste.shop, col nome del negozio e un numero di cellulare: ti richiamiamo.